La guida lunga a Claude Cowork e Code per chi non scrive codice. Con la skill brand voice extractor in regalo.
«Ma Claude lo uso come ChatGPT?». È la domanda che mi sono fatta a dicembre più o meno, quando sono passata a Claude. E inizialmente si, l’ho usato come ChatGPT.
Solo che, rispetto a ChatGPT si è evoluto in modo rapidissimo ed io insieme al modello, sperimentando subito ogni volta cosa c’era di nuovo.
Substack mi sta piacendo tantissimo perché non ho limiti, non devo condensare, darvi versioni ridotte, tagliare editare e montare. Quindi ho sviluppato questa lunga guida che racchiude tutto ciò che ho sperimentato e che è super pratica perché vi regalo anche la skill (a chi arriva fino in fondo, scherzo, potresti saltare ma non sapresti come usarla) brand voice extractor, prende i materiali del tuo brand (sito, post social, PDF, interviste) e produce un file BRAND-VOICE.md che diventa il filtro di tutto il copy che genererai dopo. Te la metto per intero pronta da copiare.
Cominciamo dalla confusione che vedo ogni settimana. Claude Code e Claude Cowork non sono due app diverse. Sono due viste dentro la stessa app, Claude desktop. La scarichi una volta sola dal sito di Anthropic, fai login col tuo account Claude, e dentro hai una sidebar con tre icone: la chat normale, Cowork (l’icona della spunta in lista), Code (l’icona </>). Tre modalità che vivono dentro la stessa finestra. Niente account separati, niente download diversi, niente abbonamento doppio. Apri l’app, scegli da quale parte vuoi iniziare a lavorare oggi. Stop.
Quello che cambia tra Chat, Cowork e Code non è il modello (è sempre Claude). È cosa può fare il modello in quella vista. La chat è la stanza chiusa: scrivi, lui risponde, fine. Cowork è la stanza aperta sul tuo file system, sui tuoi progetti (cartelle vere e proprie sul tuo pc) sui tuoi connettori MCP, sulla tua memoria persistente, sulle tue skill personalizzate, sulla shell che esegue codice in background. Code è una conversazione che si concentra su un progetto (anch’esso dentro una cartella): dentro quella conversazione il modello può costruire un sito intero, una landing animata, una pitch in pptx, una skill, un’app web, sempre rispondendo a come tu glielo dici a parole, in modo conversazionale. Te ne accorgi appena clicchi sull’icona </> per la prima volta: non c’è da imparare nessun linguaggio. Si parla con il modello come si parlerebbe a uno sviluppatore amico molto paziente, e lui costruisce.
Code non è per programmatori. Il nome inganna. Code è per chi vuole costruire qualcosa di tecnico (un sito, una landing, una skill, un’automazione, una presentazione editabile) senza dover saper scrivere quel qualcosa. Lo si fa parlando. Tu descrivi, lui costruisce, tu rivedi a vista (vedi il risultato in anteprima), tu chiedi modifiche a parole. Code l’ho usata tante volte negli ultimi mesi e non ho mai scritto una riga di codice di mio pugno. Ho sviluppato un app intera approvata da AppStore (LearnCast) senza saper scrivere niente, senza sapere come si impacchettasse un app per iOS.
Non sono diventata sviluppatrice nel frattempo. Ho imparato a parlare bene con il modello e a passargli le ispirazioni visive giuste.
Questa guida è la mappa generale. Nelle prossime settimane ho intenzione di scrivere le verticali su ogni pezzo: il caso useskill.it spiegato passo per passo, l’abbinamento Code → pptx → Canva, gli MCP, il flusso Cowork più n8n, e la guida più tecnica su skill.
Cinque secondi di contesto, prima di entrare nella pratica
Anthropic, l’azienda che produce Claude, sta facendo una cosa che le altre big AI per ora non hanno fatto. Invece di restare dentro il box della chat (tu scrivi, lui risponde, fine), ha tirato fuori dal modello dei tools agentici. Significa che il modello può leggere file, scriverli, eseguire comandi, chiamare API esterne, andare in rete, prenotare riunioni, mandare email se gli colleghi un account, costruire un sito intero, generare un pptx pronto per Canva. E lo fa in iterazioni, una dopo l’altra, senza che tu debba copiare e incollare niente da una chat all’altra.
Cowork e Code sono i due ambienti dentro Claude desktop dove questa cosa accade davvero. Le scelte di interfaccia sono diverse, e lo vedi appena ci entri. Cowork ha l’interfaccia di un editor di chat, con tab visibili sui task programmati, sui file del workspace, sui connettori MCP. È pensato per chi lavora su contenuti, processi, file ricorrenti (newsletter, email, ricerche, fogli di calcolo, cartelle disordinate). Code è una conversazione che si concentra su un progetto, e in quella conversazione il modello può costruire codice, file, interi siti web, app, presentazioni, sempre rispondendo alla descrizione che gli dai a parole. Le cose succedono sotto il cofano della macchina, tu vedi solo il risultato.
Questa non è una guida da provare in venti minuti durante la pausa caffè. Cowork e Code li sfrutterai seriamente solo dopo qualche giorno passato a costruire il tuo workspace, le tue skill, le tue regole di voce. Se cerchi un trucco veloce, non lo troverai qui e utilizzando trucchi comunque otterrai sempre risultati mediocri. Se vuoi iniziare a costruirti un sistema che ti restituisce ore tutte le settimane, qui sotto trovi cosa ho imparato dopo mesi di uso quotidiano.
Parte 1. La vista Cowork
Parto da Cowork perché per chi mi legge è la più rilevante. Cowork è sempre in sviluppo, quindi alcune cose cambiano di settimana in settimana, ma il nucleo è solido da un paio di mesi.
L’immagine mentale più vicina è questa: clicchi sull’icona della spunta in lista nella sidebar di Claude desktop, e l’app si trasforma in un editor di chat normale, con due differenze enormi rispetto a claude.ai. La prima differenza: quando entri in Cowork, scegli una cartella sul tuo disco rigido come workspace. Da quel momento Claude può leggere qualsiasi file dentro quella cartella, scriverne di nuovi, modificarli, spostarli, organizzarli. La seconda differenza: dentro Cowork c’è una specie di Linux invisibile, una shell sandbox dove Claude può eseguire codice (Python, Node, comandi shell), installare pacchetti, fare conti, chiamare API. Tu non vedi mai un terminale. Lui esegue, ti restituisce il risultato.
La cartella che scegli si chiama workspace. Per me è una cartella sul Desktop che si chiama maby-content-workspace. Dentro tengo i file di contesto su me stessa (chi sono, cosa faccio, le mie regole di scrittura), gli output delle newsletter più recenti, gli esempi dei caroselli che voglio dare a Claude come riferimento di stile, le skill che ho scritto io (carosello-illustrato, analisi-competitor + altre di UseSkill), i miei case study. Quando entro in Cowork e scrivo «fammi un post LinkedIn su X», Cowork legge automaticamente i file di contesto rilevanti, applica le mie regole di scrittura, mi propone una bozza. Senza che io gli debba ripetere chi sono ogni volta, quali sono i miei content pillars, qual è il mio target. Ovvio, ho da rimetter mano alla bozza, ma non come con un output ottenuto da GPT o da Claude in un semplice progetto da interfaccia web.
Questo è il punto da interiorizzare prima di tutto il resto: la differenza fra una chat sul web e un workspace. In chat, ogni conversazione parte da zero (a meno che non incolli a mano i tuoi documenti). In Cowork, la cartella sei tu. Lui vede. Quello che ne esce ha un grado di vicinanza alla tua voce che la chat non può raggiungere senza un lavoro di copia-incolla intensissimo.
Cowork non è un’altra interfaccia di chat. È un assistente che vive accanto alla tua scrivania digitale, vede i file che hai aperto, ricorda le conversazioni precedenti, esegue codice quando serve, e produce file finiti che si finiscono già nella cartella giusta. La chat è un’interfaccia. Cowork è un ambiente.
Tre prompt che uso ogni spesso, copia-incolla pronti
Ti faccio vedere come parlo a Cowork, perché senza esempi rimane astratto. Sono prompt che ho salvati.
Prompt 1: post LinkedIn dalla mia voce. Dopo una camminata in cui mi è venuta un’idea, apro Cowork e scrivo:
scrivimi un post LinkedIn su questa idea:
[idea, due righe]
Leggi prima context/voice-rules.md, context/chi-sono.md
e gli ultimi tre post in outputs/post-linkedin/.
Massimo X parole, apertura con scena concreta o virgolette
riportate, niente em dash, niente bullet point.
Salvalo in outputs/post-linkedin/YYYY-MM-DD-slug.md.Lui in trenta secondi mi crea il file con una bozza che ha già il mio tono, la mia cadenza, le mie aperture tipiche. Io apro il file in editor, ci passo 5 minuti per riportarlo dove voglio io, lo pubblico. Ho ridotto il tempo medio per scrivere un post da 20 minuti a 5-6.
Prompt 2: pulizia di un foglio Excel da cliente. Una cliente mi gira un export di campagna da 5.000 righe. Io trascino il file nel workspace e scrivo:
file campagna-aprile.xlsx appena trascinato.
ripuliscilo:
- riga duplicata se A+B+C coincidono
- date in formato YYYY-MM-DD (oggi sono in 3 formati misti)
- codice postale a 5 cifre, taglia gli zeri di troppo
- elimina colonne F e G (vuote)
salvami pulito.xlsx + un report.pdf di 1 pagina con:
quale canale ha portato più conversioni, quale settimana è andata
peggio (con numeri), una raccomandazione operativa.In tre minuti ho il file pulito e un report che posso girare alla cliente. Lui scrive uno script Python al volo, lo esegue nella shell, mi ridà il risultato. Senza che io sappia Python, senza che io apra il terminale.
Prompt 3: task ricorrente di analisi competitor. L’ho programmato una volta sola, gira da solo ogni lunedì alle 7. Il prompt che ho dato a Cowork per crearlo è stato:
crea un task ricorrente: ogni lunedì alle 7:00 (Europe/Rome).
apri skills/analisi-competitor/SKILL.md.
esegui tutto il workflow della skill sui 6 competitor in
skills/analisi-competitor/competitors.md.
salva il report in
outputs/analisi-competitor/YYYY-MM-DD-report.md.
mettilo nella cartella X quando pronto e avvisami con
3 righe di riassunto sui tre angoli più interessanti.Ogni lunedì mattina, mentre faccio colazione, mi arriva la notifica e leggo il report come prima cosa quando siedo alla scrivania. Sei profili analizzati, una sintesi per ognuno, tre angoli di posizionamento che il mio target sta cercando e che dai miei competitor non arriva. Nessuna mia attenzione mentre il task gira. Cowork lavora in background.
Le altre cose che Cowork sa fare e che la chat normale non sa
Memoria persistente, leggibile. Cowork tiene un archivio di file .md in una cartella interna che si chiama memory/. Quando gli dico «ricorda che il claim ufficiale del mio brand è marketing e AI automation», lui ci scrive un file. La settimana dopo, in una chat completamente nuova, parte da quella memoria. Non glielo devo ripetere.
Si collega a tool esterni via MCP. Slack, Notion, Obsidian, Google Drive, Gmail, e molti altri aggiunti proprio in questi giorni.
Quando voglio mandare un weekly digest dei miei progetti aperti in Notion, Cowork legge il database, sintetizza, mi salva una pagina in Notion. Quando voglio leggere le ultime venti email e farmi una bozza di risposta solo per quelle che riguardano nuove proposte commerciali, Cowork legge Gmail, scrive le bozze, le lascia in Drafts. Tu apri Gmail un’ora dopo e trovi le bozze pronte da rivedere.
Usa skill. Una skill, in italiano, è una cartelletta di istruzioni che insegna a Claude un workflow ricorrente. Le skill che ho scritto io e che uso ogni settimana sono quelle su UseSkill + alcune personali tipo: carosello-illustrato (workflow integrale dal copy alle slide finali), analisi-competitor (report settimanale dei competitor con insight attivabili). Una skill ben scritta è un file .md (il formato che Claude legge meglio) di pagine, scritta come un manuale, come delle procedure che terresti in ufficio per eventuali collaboratori. La scrivi una volta, la usi mille. Anthropic mette anche delle skill di default (PDF, DOCX, XLSX, PPTX, canvas-design) che funzionano subito senza che tu debba scriverle.
Costruisce artefatti vivi. Gli puoi chiedere di creare una pagina HTML che si apre nel browser e che pesca dati freschi dai tuoi connettori ogni volta che la apri. Una mini-dashboard sui tuoi numeri reali. Per esempio, una pagina che ogni mattina alle 9 mostra le tre cose più importanti da fare oggi, generate da Claude leggendo Notion, calendario, email. Te la apri, sempre aggiornata.
Vista così, capisci dove la chat normale finisce e Cowork inizia. La chat è una stanza chiusa con dentro una persona molto sveglia che non vede il mondo ma ha assunto diversa conoscenza con i training. Cowork è la stessa persona, con le chiavi di casa tua e l’accesso ai tuoi cassetti, ai quali può rimettere mano quando glielo chiedi.
Oltre il prompt. arriverà due volte a settimana. La guida lunga (come questa), e un pezzo più corto su un singolo workflow o riflessioni. Se non sei ancora iscritta, c’è il pulsante qui sotto.
I commenti li leggo tutti e rispondo :)
Parte 2. La vista Code (quella per chi NON scrive codice)
Code è l’icona </> nella sidebar. Il nome è un’etichetta tecnica che spaventa la metà delle persone che mi seguono. La cosa che voglio dirti chiara, perché di solito qui smette di leggere chi non è dev, è che Code è pensato esattamente per chi il codice non lo conosce. È l’ambiente in cui parli al modello di un progetto da costruire, e lui lo costruisce. Tu non scrivi linguaggi. Scrivi in italiano. Lui traduce in HTML, CSS, Python, JavaScript, Markdown, pptx, in qualunque cosa la tua intenzione richieda di essere in quel momento.
Quando entri in Code, l’interfaccia è una conversazione che vive dentro un progetto. A sinistra c’è la lista di conversazioni, in mezzo c’è la chat normale, a destra c’è un’anteprima viva (per i siti la pagina renderizzata, per i pptx le slide, per uno script Python l’output dell’esecuzione). Tu scrivi «voglio una landing per il mio nuovo prodotto, in alto un titolo grande con animazione fade-in, sotto tre sezioni con micro-animazioni allo scroll, palette terracotta e crema, font serif sui titoli». Lui costruisce. Tu vedi la pagina apparire a destra. Le scrolli, la guardi, gli dici «la sezione 2 non è come la vorrei, semplificala, e il titolo abbassa un po’ la dimensione». Lui la modifica. Sotto i tuoi occhi.
Solo così ottieni risultati mediocri, te lo anticipo. Se gli fornisci screenshot, il tuo tov, le voice rules…insomma tutto quello che puoi ottenere con la skill che ti passo sotto il risultato migliora notevolmente. Migliora anche se gli fornisci screen di esempi di siti/landing che ti piacciono.
«Code non fa per me, io non sono dev». Code fa per te proprio perché non sei dev. Ti dà uno strumento che fino al 2024 era riservato a chi sapeva HTML/CSS/JS, e te lo apre in modalità conversazionale. Le tue idee diventano siti, le tue strutture mentali diventano file, le tue presentazioni diventano slide. Senza che tu impari nulla di tecnico. Senza un singolo «tutorial di programmazione».
Il caso useskill.it costruito in 12 minuti
Te lo racconto in dettaglio perché ne vale la pena.
useskill.it è il mio store di skill e plugin per Claude Code. È un negozio mirato di skill scaricabili come .zip che chi usa Claude Code carica nel client (Impostazioni → Funzionalità → Competenze → Carica una skill) e da quel momento attiva nei suoi progetti. Non ne parlo ulteriormente perché non è sponsorizzarlo l'intento della guida. La brand voice extractor è gratis: la regalo come lead magnet a chi si iscrive alla newsletter di useskill (ed è quella che ti regalo anche oggi qua dentro, te la metto più sotto per intero).
Primo passo. Prima ancora di useskill.it, ho passato gennaio e febbraio a provare Code sulle landing dei clienti. Le prime versioni erano riconoscibili a chilometro: font serif generico in cima, gradient soft sui bottoni, sezioni hero con la formula “headline grossa più sottotitolo più bottone CTA arancione” che hai visto su metà dei siti generati con AI dell’ultimo anno. Anche i miei, in quella prima fase. Quando glielo dicevo a Claude lui me lo correggeva, ma alla generazione successiva i pattern di prima tornavano, perché sono la media statistica del suo dataset. Qualunque cosa tu scriva nel prompt, se lasci spazio alla media, lui ci torna.
Secondo passo. Ho iniziato a passargli più contesto. Screenshot di siti che mi piacevano da Dribbble, palette specifica con codici esadecimali, font scelti, un brief breve sull’audience del cliente. Le versioni miglioravano, ma ogni nuovo cliente ricominciavo da zero. Ogni volta dovevo ripetere le stesse regole di design (mai title case, niente icone Unicode decorative, niente gradient scuri, animazioni discrete senza parallax, una sola palette di accento, ritmo verticale ariose, font sans pulito sul body sempre). Mi sono accorta che ripetevo le stesse istruzioni, sito per sito, post per post. Stavo facendo a mano qualcosa che era già un sistema, solo che il sistema viveva nella mia testa.
Terzo passo. Un pomeriggio mi sono seduta a scrivere una skill. Ci ho messo dentro: le mie regole di scrittura, le mie regole di design, la palette base con varianti per mood, un set di stili editoriali alternativi tra cui scegliere caso per caso (con riferimenti), una libreria di esempi di siti che mi piacevano spiegati riga per riga, una checklist di anti-pattern da evitare come la peste. Ci sono voluti diversi test per calibrarla bene, perché ogni volta che la usavo notavo cose da aggiungere o tagliare. Quella skill è diventata il vero asset, non il singolo prompt.
Quarto passo, e qui arriviamo a useskill.it. Avevo l’idea da un po’, avevo comprato il dominio e lo avevo fatto con tutti i patter AI. L’ho rifatto qualche giorno fa con la Skill realizzata (finalmente! - non ho mai tempo per le mie cose -) ho descritto in cinque righe quello che volevo, ho chiesto integrazione Stripe Payment Links per ogni skill e ho passato a Code quattro screenshot da Dribbble per ulteriore ancoraggio visivo. Approvazione.
Dodici minuti dopo avevo la struttura funzionante in anteprima viva. Qualche minuto per il deploy su Vercel. In totale dopo una mezz’ora di affinamenti il sito intero. Sono i dodici iniziali quelli che impressionano, ed è importante essere precisi sul perché.
I dodici minuti non escono da Code crudo. Escono da Code più una skill calibrata. Senza la skill, useskill.it è uscito con il font generico, il gradient blu/violde, le icone Unicode sparpagliate. Con la skill, parte già allineato. Code è l’esecutore. La voce, le regole, lo stile editoriale, la storia dei tentativi falliti…sono il vantaggio.
Onestà piena, per chiudere. Il sito non è perfetto. Ci sono cose che voglio rifinire. È pubblico, è visibile, lo itererò nei prossimi mesi a piccoli passi. Senza Code, l’avrei messo online a settembre, forse mai. La differenza vera sta nell’esistenza, prima ancora che nella perfezione al primo colpo.
Le ispirazioni visive: Dribbble, 21st.dev, screenshot di siti che ti piacciono
Il pezzo che cambia la qualità di tutto questo, e che chi prova Code per la prima volta tende a saltare, è che a Code puoi dare ispirazioni visive sotto forma di immagini. Trascini dentro la chat uno screenshot di una landing che ti piace presa da Dribbble, oppure un componente bello visto su 21st.dev (la libreria di componenti React open source che gira da qualche mese e che è un’oasi visiva), oppure un pezzo di un sito che ammiri preso con uno screenshot al volo. Gli dici «voglio una sezione hero con questo mood, questa ariosità, questa scelta tipografica». Lui guarda l’immagine, ne estrae le caratteristiche visive (palette, layout, ritmo verticale, scelte di font, microinterazioni implicite), e le trasporta nel tuo sito adattandole al tuo brand.
Per useskill.it ho fatto così. Avevo salvato negli ultimi mesi una decina di screenshot di landing che mi piacevano. Le ho caricate in Code in apertura, gli ho detto «guarda queste, prendi il senso visivo che le accomuna. Da quel momento il sito ha avuto un’atmosfera che non sarei riuscita a tirare fuori da una descrizione testuale. Le immagini comunicano cose che le parole non riescono a trasmettere a un modello. Non è un trucco, è il modo in cui i modelli multimodali andrebbero usati di norma.
Il prompt che uso quando carico ispirazioni visive è quasi sempre questo, lo lascio per intero perché te lo possa copiare e adattare:
ti carico [N] screenshot di [tipo di referenza, es. landing di
agenzie di branding, oppure componenti hero da 21st.dev].
guarda tutte le immagini. estrai:
- la palette ricorrente (3-4 colori dominanti)
- la scelta tipografica (serif/sans, peso, contrasto display vs body)
- il ritmo verticale (densità del testo, spazio bianco, dimensione titoli vs body)
- le microinterazioni implicite (curve di easing, durate, fade vs slide)
- la grana visiva (rumore, gradient soft, ombre, bordi)
poi adatta tutto al mio brand:
- palette: [tua palette con codici hex]
- mood: [una riga sul mood, es. “editoriale, ariosa, calda”]
- font: [se hai una scelta già fatta]
scrivi prima un mini-brief di 5 righe che descrive cosa hai
estratto, poi inizia a costruire. mostro il brief prima di
scrivere il primo file.Quel passo di farsi scrivere prima il mini-brief è quello che alza la qualità di un livello. Code legge le immagini, le analizza, sintetizza, te lo fa leggere, e tu correggi prima che parta a scrivere file. Senza questo passo, la prima versione del sito è quasi sempre fuori bersaglio. Con questo passo, la prima versione è già in zona. Oltre che risparmi diversi token.
Pptx, presentazioni e caroselli: il giro Code → Canva
Un’altra cosa che fa Code e che la maggior parte delle persone non sospetta è la generazione di file pptx pieni di slide editabili. Tu gli descrivi una presentazione (per esempio una pitch di sei slide per un cliente, o un carosello strutturato in dieci slide per Instagram), e lui ti scrive il pptx con tutto dentro: testi, posizionamento, colori del tuo brand, immagini segnaposto, transizioni base. Lo apri in Keynote o PowerPoint e funziona.
La cosa bella che mi sta cambiando il workflow, è che quel pptx si può importare direttamente in Canva. Canva accetta upload di pptx e li trasforma in design Canva editabili, mantenendo testi e layout. Quindi il flusso reale è: chiedo a Code la struttura del carosello in pptx (con il copy già scritto applicando le mie voice-rules, perché ho la skill collegata), apro Canva, importo il pptx, e in Canva faccio i ritocchi finali (sostituisco le immagini segnaposto con le foto reali, aggiusto qualche dettaglio tipografico, esporto). Risultato: una presentazione o un carosello pronto in pochi minuti, con la struttura e il copy già al loro posto, e io che intervengo solo sui dettagli visivi finali. Ci faro una guida verticale dedicata.
Il prompt che uso per il pptx di un carosello è questo:
fammi un pptx editabile per un carosello Instagram di 8 slide
sul tema [tema, una riga].
formato slide: 1080x1350 px (portrait Instagram).
brand: [palette esadecimale, font che ho]. font sans Outfit-Regular,
font display YoungSerif-Regular.
per ogni slide:
- tipo (cover / content / big-heading / statement / cta)
- copy in voce Maby (leggi context/voice-rules.md prima)
- placeholder per la foto di sfondo (rettangolo grigio scuro
delle dimensioni giuste, posizionato bottom-heavy se è
una content)
- testo bianco in sovraimpressione, accento terracotta dove
previsto
salva in outputs/caroselli/[data]-[slug]/carosello.pptx.
io poi lo importo in Canva e finisco il design lì.Il delta sui caroselli che faccio con il flusso pieno (Cowork + Gemini + Python) è che la versione Code → pptx → Canva è più veloce e mi lascia più controllo visivo finale, perfetta per quando voglio iterare grafiche su un singolo carosello. Per i caroselli grunge editorial seri, dove le foto generate da Gemini sono il cuore visivo, resto sul flusso Python- ne ho parlato in questa guida completa. Per pitch cliente, presentazioni di servizi, brochure rapide, il giro Code → pptx → Canva è perfetto. Stessa app, vista diversa, scelta in base al tipo di output.
REGALO PER CHI È ARRIVATO FIN QUI
Ecco la skill brand voice extractor, gratis
Estrai una voce di brand riutilizzabile da materiali esistenti (sito, post social, PDF di TOV, trascrizioni di interviste) e produci un file BRAND-VOICE.md che ogni altra skill di scrittura usa come filtro. La uso quando una cliente ha già comunicato in modo riconoscibile e vuole che Claude scriva come lei, non come ChatGPT. Te la lascio per intero qui sotto: copia il blocco, salvalo in skills/brand-voice-extractor/SKILL.md nel tuo workspace Cowork, e da quel momento è attiva. Te la regalo perché oggi su useskill.it è il lead magnet gratuito con cui faccio entrare nuove persone, e per chi è arrivato fin qui non ha senso passare dal modulo. Tienila.
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name: brand-voice-extractor
description: Estrai una voce di brand riutilizzabile da materiali esistenti (manuale TOV, sito, post social, email, interviste) e produci un file BRAND-VOICE.md che ogni altra skill usa come filtro copy. Usala quando un cliente ha già comunicato in modo riconoscibile e vuoi che Claude scriva come loro, non come ChatGPT. Input tipici: URL del sito, PDF del manuale di comunicazione, screenshot di post, trascrizione di interviste con il fondatore.
compatibility: claude-sonnet-4, claude-opus-4
dependencies:
- _foundations/anti-ai-patterns-copy.md
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# brand-voice-extractor
## Cosa fa
Prende in input qualunque mix di materiali di un brand (sito, post Instagram, newsletter, PDF manuale TOV, clip audio di interviste, email interne) e produce un file Markdown strutturato che definisce:
1. Archetipo di voce (narratore, mentore, amico stravagante, ribelle, testimone silenzioso)
2. Regole di lessico (parole da usare, parole vietate, formule ricorrenti)
3. Persona rappresentativa (a chi sta parlando il brand)
4. Esempi di riscrittura: 3 frasi neutre trasformate in voce di brand
5. Segnali di rottura: cosa distingue la voce dal copy generico AI
Il file prodotto si chiama BRAND-VOICE.md ed entra come input in ogni skill di generazione copy (email, carosello, landing, banner).
## Quando usarla
- Cliente ha già uno stile di comunicazione ma non l’ha mai messo su carta
- Devi scrivere più pezzi di copy coerenti in una sola sessione
- Il cliente ti ha consegnato un manuale TOV vecchio o frammentato e lo vuoi aggiornare
- Devi generare contenuti per un brand che ha una voce forte
## Quando non usarla
- Il cliente ha già un BRAND-VOICE.md o equivalente. In quel caso la skill viene saltata e il file esistente è dato in pasto direttamente alle altre skill.
- Il brand è nuovo e non ha ancora comunicato. In quel caso serve un’altra skill di definizione voce (brand-voice-founder), non di estrazione.
## Input richiesti
Almeno uno dei seguenti:
- URL sito (verrà scansionato con WebFetch)
- PDF manuale TOV (letto)
- Screenshot o testo di 5+ post social recenti
- Trascrizione di un’intervista al fondatore (min 10 minuti)
Più materiale, più la voce emerge con sicurezza. Meno di 5 fonti: la skill avvisa che la voce estratta sarà provvisoria.
## Output prodotto
Un singolo file BRAND-VOICE.md con questa struttura fissa:
# Brand Voice: [nome-brand]
## Archetipo
[una riga: es. “mentore che parla da pari, con ironia gentile”]
## Persona destinataria
[nome fittizio, età, mestiere, cosa la tiene sveglia la notte, cosa cerca nel brand]
## Regole di lessico
### Parole preferite
- lista di 10-20 termini ricorrenti e semantici del brand
### Parole vietate
- lista di 10-30 termini che il brand non userebbe mai, con motivo accanto
### Formule ricorrenti
- apertura tipo
- chiusura tipo
- transizione tipo
## Tono a seconda del contesto
- Landing: [una riga]
- Email: [una riga]
- Social: [una riga]
- Customer service: [una riga]
## Esempi di riscrittura
### Esempio 1
Prima (generico): “...”
Dopo (voce): “...”
### Esempio 2
...
### Esempio 3
...
## Segnali di rottura con AI generico
- cosa nel testo fa capire subito che non è ChatGPT
- 3-5 segnali specifici
## Procedura che Claude segue quando la skill viene chiamata
1. Ingestione: legge tutte le fonti in input. Se URL, WebFetch. Se PDF, Read. Se testo incollato, lo prende da input.
2. Estrazione pattern: fa una prima passata in cui estrae ogni 2-3 frasi caratteristiche, ogni parola che ricorre più di 3 volte, ogni figura retorica ripetuta.
3. Sintesi archetipo: confronta i pattern con archetipi di voce noti (narratore, mentore, ribelle, testimone, amico stravagante, sciamano tech, boss determinato). Dichiara l’archetipo in una riga.
4. Scrittura persona: usa i pattern per disegnare a chi sta parlando il brand. Non si inventa: deduce dal “tu” implicito nei testi.
5. Lista parole: estrae 10-20 preferite e 10-30 vietate. Parole vietate includono sempre quelle di anti-ai-patterns-copy.md più quelle specifiche del brand.
6. Esempi: prende 3 frasi neutre (”vogliamo aiutarti a crescere”, “scopri il nostro nuovo prodotto”, “grazie per la tua fiducia”) e le riscrive nella voce del brand.
7. Verifica finale: rilegge BRAND-VOICE.md a voce alta virtuale. Ogni punto deve essere verificabile citando una fonte del cliente. Se qualcosa è dedotto senza prove, lo marca con [ipotesi, da confermare con cliente].
## Note
- La skill non inventa regole che non trova nelle fonti. Se una cosa non emerge dai materiali, non la scrive.
- Dopo aver prodotto BRAND-VOICE.md, Claude mostra il file all’utente e chiede conferma prima di usarlo come input per altre skill.
- Il file prodotto è pensato per essere letto anche da un umano (copywriter esterno, brand manager): niente gergo tecnico, tutto in forma di regole chiare.Come la usi in pratica: una volta salvata in skills/brand-voice-extractor/SKILL.md nel tuo workspace, apri Cowork e scrivi qualcosa tipo «usa la skill brand-voice-extractor su https://nomebrand.com più questi 5 post Instagram allegati». In due minuti hai il tuo BRAND-VOICE.md pronto da usare come filtro per tutto il copy che generi dopo.
Cowork e Code, stessa app, stesso workspace
Cowork e Code lavorano dentro la stessa app, con la stessa memoria. Quando sto scrivendo un post, una newsletter, sto impostando una skill o sto rispondendo a un cliente in bozza, sono in Cowork. Quando sto costruendo o aggiornando il sito mprochilo.it, una landing per una cliente, una pitch in pptx, una skill che genera caroselli, sono in Code. Le decisioni rimaste in memoria valgono per entrambe, le skill anche, gli MCP sono condivisi. Cambi vista cliccando un’icona nella sidebar.
La regola pratica che uso io: se l’output finale è testo o un workflow su file di testo (post, newsletter, carosello copy, mail bozza, ricerca, foglio Excel da ripulire), entro in Cowork. Se l’output finale è una cosa visiva o costruita (un sito, una landing, una pitch in pptx, una skill che mi genera presentazioni, un’app web), entro in Code.
Queste lunghe guide mi richiedono parecchio tempo, se ti iscrivi so che ti piacciono e continuerò a farle :)
Parte 3. Skill, MCP, plugin: il vocabolario condiviso
Tre parole che senti in giro per Claude e che vale la pena chiarire una volta per tutte, perché sono il pezzo che fa scalare l’app sopra le tue esigenze specifiche.
Skill
Una skill è una cartella di istruzioni che insegna a Claude a fare bene un compito ricorrente. Restano nel tuo workspace, dentro skills/. Le skill che ho scritto io e che uso ogni settimana sono diverse: carosello-illustrato (workflow integrale dal copy alla composizione finale del carosello grunge), analisi-competitor (report settimanale dei competitor con insight attivabili), nano-banana-pro (template per generare foto iperrealistiche con Gemini), landing-page-grunge (scheletro per landing one-page con la mia palette e le mie animazioni preferite). La brand voice extractor è quella che ti ho appena regalato, e dovrebbe stare nel tuo workspace tra mezz’ora se segui i passi sopra.
Una skill ben scritta è una cosa di poche pagine, scritta come un manuale per uno stagista. Cosa leggere prima di iniziare, quali file di contesto consultare, quali errori evitare, esempi reali, output atteso. Le scrivi una volta e rimangono valide sempre. Non si rifanno mai dall’inizio, si aggiornano quando cambia qualcosa. Anthropic mette anche delle skill di default (PDF, DOCX, XLSX, PPTX, canvas-design) che funzionano subito senza che tu debba scriverle.
MCP (Model Context Protocol)
MCP è il modo standard con cui Claude si collega ai servizi esterni. Pensa a MCP come al cavo USB universale fra il modello e gli altri tool del tuo lavoro. Slack, Notion, Linear, Asana, Gmail, Google Drive, Atlassian, Figma, Intercom, GitHub, Stripe, Hubspot, Salesforce, Postgres, Airtable, mille altri. La lista cresce ogni settimana.
Per attivare un connettore MCP, vai su connettori o chiedi nella finestra Cowork, ti guida e ti dice come dare i permessi. Da quel momento, Claude può chiamare quel servizio direttamente nelle sue conversazioni. Esempio: collego Notion. Da quel momento posso dire a Claude «guarda nel mio database progetti, prendi i progetti con stato in corso, scrivimi un weekly digest dello stato di avanzamento per ognuno, salvalo in Notion in una nuova pagina Stato settimana 17». E lui lo fa. Senza che io apra Notion.
Plugin
I plugin sono pacchetti che mettono insieme skill e MCP già pronti per un caso d’uso. Lo installi una volta, hai il pacchetto pronto.
Parte 4. Come uso Cowork e Code in una settimana di lavoro reale
Adesso entriamo nel pratico. Ti racconto la settimana scorsa, perché era abbastanza tipica e mi ricordo bene cosa ho fatto.
Lunedì: analisi competitor + draft post LinkedIn
Alle 9, apro Cowork. Il task settimanale di analisi competitor è già partito alle 7, ha lavorato in background, mi ha lasciato il report in outputs/analisi-competitor/2026-04-22-report.md. Lo leggo. Diversi profili, una sintesi per ognuno, una sezione finale con tre angoli di posizionamento che il mio target sta cercando e che dai miei competitor non arriva.
Prendo uno dei tre angoli che mi è rimasto in testa e lancio il prompt 1 che ti ho scritto sopra (post LinkedIn dalla mia voce). In trenta secondi ho la bozza. Lo apro in editor di testo, ci lavoro qualche minuto, lo passo a LinkedIn. Qualche minuto totale dal report al post pubblicato.
Martedì: la guida lunga di Oltre il prompt + carosello
Martedì crivo le guide lunghe. Apro Cowork. Decido il pezzo della settimana. Scrivo l’ossatura io, di mio pugno, in un Markdown. Quando arrivo a metà e sento che il tono sta scivolando in qualcosa di più piatto, dico a Cowork «come integreresti info? C’è qualcosa che mi sot perdendo che vale la pena esplorare? Mi fai un check sui miei favorites di Substack e online?». Lui mi rilegge il testo, mi indica tre punti che vanno aggiustati, mi propone alternative e aggiunte. Una volta che mi convince la mia e la sua parte le integro e gli chiedo di farmela in HTML pulito che si copia-incolla in Substack senza perdere formattazione.
Poi carosello. Cowork. Il copy l’ho scritto io di base, me lo faccio sistemare, e poi: «questo è il copy delle 8 slide, lavoralo con la skill carosello-illustrato». Cowork legge la skill, sceglie i soggetti grunge per ogni slide, lancia Gemini Nano Banana via MCP per le foto, lancia lo script Python di composizione. Pochi minuti dopo il carosello è pubblicato.
Lavoro su cliente
Senza entrare in dettagli: una cliente nel B2B mi aveva mandato un export Excel con i dati di una sua campagna in stato disastroso. 1000+ righe, colonne scritte male, codici doppi, date in tre formati. Apro Cowork, butto il file dentro, lancio il prompt pulizia di un foglio Excel da cliente. Cowork mi pulisce il foglio in tre minuti. Poi gli dico «adesso fammi una analisi: quali sono i tre canali con migliore conversion, quale settimana è andata peggio e perché». Mi tira fuori grafici e una pagina di analisi, con una raccomandazione operativa. Sistemo e mando alla cliente. Qualche ora di lavoro, prima magari sarebbe servita mezza giornata minimo.
Revisione settimanale
Non tutte le settimane ma ogni tanto dedico un po’ di tempo alla revisione di tutto quello che ho prodotto in settimana. Apro Cowork, gli dico «rileggi tutti gli output di questa settimana e dimmi cosa secondo te può essere migliorato e come, cosa può essere riusato come spunto in futuro». Mi fa una pagina di analisi onesta. Aggiorno la memoria con due o tre cose che voglio ricordare per la settimana prossima. Chiudo.
Parte 5. Cosa non userei mai (limiti onesti, perché il guru-style mi annoia)
Cowork e Code fanno molte cose, per alcune non sono lo strumento giusto. Ti dico in chiaro dove non le userei, oggi, anche se in teoria potrebbero farle.
Non le userei per relazioni con persone reali. Risposte automatiche a clienti, primo contatto in DM, conversazioni delicate (un cliente arrabbiato, una proposta complessa). Lì non delego. Mi serve di sentire la persona, di scegliere le parole io, di prendermi il tempo di dormire prima di rispondere. È una scelta etica, prima che un divieto tecnico. Cowork può scriverti una mail di risposta a un cliente arrabbiato. Resta sempre nella cartella delle bozze, poi sono io a fare l’ultimo passo. Quasi sempre la riscrivo.
Non le userei per dati sensibili senza salvaguardia. Health data, dati finanziari personali di clienti, cose protette da NDA stretti. La sandbox è isolata, gli MCP sono autenticati con permessi che decidi tu, ma il modello processa quello che gli passi. Per dati che non possono uscire nel mio lavoro, c’è una scelta da fare a monte: o nascondi i dati prima di farli vedere al modello, o usi qualche sistema isolato per processarli e non dare dati (cose complicate che onestamente non ho esplorato).
Non le userei per pubblicare automaticamente. Cowork può, in teoria, pubblicare un post per me se gli do l’accesso (esistono MCP per questo). Non lo faccio. Ogni cosa che esce dal mio profilo passa dalle mie mani al momento del «pubblica». Il momento in cui decido di pubblicare è una scelta editoriale. Non delegabile. Lo strumento prepara, l’ultimo gesto resta umano. (oltre che per qualche problema di ban su alcune piattaforme).
Non le userei per imitare voci di altre persone. Tecnicamente posso passare a Claude un archivio dei post di Tizio e dirgli «scrivi come lui». Si può fare. Mi sembra una violazione di un confine che non vorrei per me stessa. La skill brand-voice-extractor che ti ho regalato sopra serve a estrarre la voce di un brand che ti ha chiesto di farlo o per te stessa, ovviamente, non copiare quella di chi non te l’ha chiesto.
Parte 6. Agentico vs chat
Voglio chiudere con un’osservazione di fondo che secondo me conta più del singolo trucco operativo che ti ho raccontato.
Negli ultimi due anni l’AI generativa ha vissuto in chat. Tu scrivi, lei risponde. Era un dispositivo conversazionale. Non era un agente. Non agiva nel tuo pc, agiva nella tua finestra di testo.
Quello che sta succedendo adesso, a inizio del 2026, è che le grandi case (Anthropic in testa, ma anche OpenAI, Google con Gemini, Microsoft con Copilot Studio) stanno spostando il modello fuori dalla finestra di testo. Le danno strumenti. Le danno permessi. Le danno tempo per lavorare in background. La chiamano agentic AI. Il termine è poco bello, il fenomeno è grosso.
La differenza, dal lato di chi la usa, è una. La chat è uno strumento di pensiero rapido (mi rispondi a una domanda, mi spieghi una cosa). L’agente è uno strumento di esecuzione (mi fai una cosa, in autonomia, con dei file in mezzo, con dei servizi connessi, con il tempo che serve). La chat tende a sostituire la consultazione su Google. L’agente tende a sostituire una persona junior che hai assunto per fare task di esecuzione.
Il delta non è la qualità del modello. È la profondità del contatto. Una chat ti dice cosa fare. Un agente lo fa, ti consegna il file, e aspetta il prossimo brief. È un passo che le aziende e i freelance impiegano qualche mese a digerire, e che non si torna più indietro a fare a mano.
Per chi fa un mestiere di comunicazione (newsletter, post, caroselli, video, proposte clienti), questo spostamento ha un effetto preciso: la frequenza di pubblicazione raddoppia o triplica a parità di ore lavorate, oppure (l’opzione che ho scelto io) resta uguale ma le ore liberate vengono dedicate su cose che non si automatizzavano - o mi rimango libere e basta. La parte umana del mestiere (parlare con le clienti, leggere libri, guardare film, camminare, riflettere, dormire bene). Per me la seconda è quella che ha più senso. Non voglio pubblicare il triplo. Voglio pubblicare lo stesso, ma vivendo meglio.
Parte 7. Come iniziare se sei a zero
Ti propongo una scaletta. Prendila come una traccia.
Scarica Claude desktop dal sito di Anthropic. Crea una cartella sul Desktop che si chiami nome-cognome-workspace. Apri Claude desktop, clicca sull’icona Cowork (la spunta in lista), scegli quella cartella come workspace.
Scrivi tre file di contesto base nel workspace, dentro una cartella context/. chi-sono.md (chi sei, cosa fai, per chi, in che tono). voice-rules.md (le regole di scrittura, le parole vietate, le aperture vietate, le tipologie di chiusura preferite). business-info.md (cosa offri, target, brand visivo). Cinque pagine in totale. Investi un pomeriggio.
Salva la skill brand-voice-extractor che ti ho regalato sopra, in skills/brand-voice-extractor/SKILL.md. Chiedi di usarla sul tuo personal brand. Confronta il BRAND-VOICE.md generato con quello che immaginavi. Aggiusta i tuoi file di contesto in base a quello che vedi.
Connetti il tuo primo MCP. Notion se lo usi, Gmail. Vedi come Cowork può leggere e scrivere in quei posti. Prova un comando reale, tipo «leggi le ultime 10 mail e dimmi quali richiedono una risposta».
Scrivi la tua prima skill personale. Pensa a un workflow ricorrente che fai (newsletter settimanale, post LinkedIn, brief cliente). Scrivi una skill nella cartella skills/ che descriva: cosa leggere prima di iniziare, quali sono i passi, qual è l’output atteso.
Passa nella vista Code (icona </>) dalla stessa app. Prova a chiedergli una piccola landing descrivendogliela a parole. Carica due o tre screenshot di siti che ti piacciono come ispirazione. Vedi cosa ti tira fuori.
Programma il tuo primo task ricorrente in Cowork. Una sintesi delle email del lunedì. Un’analisi competitor settimanale. Un report di stato dei progetti che pesca da Notion. Qualcosa che vorresti avere ogni lunedì mattina senza pensare a costruirlo.
Alla fine della settimana, hai un workspace funzionante, un MCP collegato, due skill (la mia regalata più una tua), un task ricorrente, una piccola landing in Code. Da lì in poi, scali.
L’errore tipico (lo conosco perché l’ho fatto io) è voler fare tutto subito. Aprire Cowork, vedere cinquanta funzionalità, scrivere dieci skill di getto, collegare quindici MCP, e poi non usarne nessuno bene. La velocità che ti voglio dare è opposta. Una skill alla volta, scritta bene, usata davvero.
Prima di chiudere
Scrivo queste guide perché una parte del mio lavoro è proprio questo: rendere accessibili gli strumenti che ho integrato nel mio mestiere a persone competenti che si vergognano un po’ di affrontarli. La parola vergogna non è scelta a caso. La metà delle persone che mi scrivono per chiedermi di Claude o di Cowork mi dicono prima «scusami se ti chiedo una cosa che probabilmente è banale». Non è banale. È un mestiere in continua trasformazione, e capire dove mettere le mani richiede un compagno paziente.
Se questa guida ti è servita anche solo per capire la differenza fra Claude desktop nelle sue tre viste e una chat normale, già mi va bene. Se hai già salvato la skill brand-voice-extractor nel tuo workspace, anche meglio: vuol dire che ti ho dato qualcosa di concreto che lavora al posto tuo da oggi. Se hai una domanda specifica sul tuo caso, commenta sotto.
Maby
Tre cose che mi aiutano davvero, se questa guida ti è servita.
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Le prossime guide verticali che ho già in coda di pubblicazione sono diverse…
La guida pratica per costruire una landing in 30 minuti con Code. Poi quella sulle skill personali scritte bene, che secondo me è la parte più sottovalutata di tutto questo discorso. Poi il flusso Code → pptx → Canva per caroselli e pitch cliente. Poi gli MCP. Poi l’abbinamento Cowork più n8n. E via dicendo…







Guida utilissima, grazie! A me piacerebbe anche una guida su come organizzare il workspace, o meglio ancora come l'hai organizzato tu, così è più concreta :)
Molto utile, grazie!